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Redazione dello Staff DRONET: Dott. Giovanni Serpelloni, Marco Mozzoni, Diana Candio.
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Nuova campagna informativa del Dipartimento Politiche Antidroga |
15-10-2008 COMUNICATO STAMPA
Il Dipartimento per le Politiche Antidroga comunica che, il giorno 15 ottobre p.v., alle ore 11,30, presso la Sala stampa di Palazzo Chigi, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, Senatore Carlo Giovanardi, terrà una conferenza stampa per illustrare i contenuti della Campagna informativa 2008 sugli effetti negativi per la salute derivanti dall’uso di sostanze psicoattive. Nel corso dell’incontro sarà presentato alla stampa lo spot contro l’uso delle droghe (scarica video; scarica spot radio) che tra qualche giorno andrà in onda sulle principali reti televisive nazionali ed emittenti radiofoniche.
Nell’occasione, verrà anche annunciata la composizione del Comitato scientifico del Dipartimento per le politiche antidroga e della Consulta degli esperti e degli operatori del servizio pubblico e del privato sociale, e verranno illustrate le principali iniziative previste per il 2009.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Nazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Dipartimento Politiche Antidroga
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Identificata la regione cromosomica responsabile della dopamina |
13-10-2008 I neuroni dopaminergici mediano gli effetti delle sostanze d’abuso sul cervello che, direttamente o indirettamente, agiscono sul sistema della gratificazione stimolandolo con i neurotrasmettitori della dopamina e portando l’assuntore ad uno stato di euforia.
I ricercatori del Cellular Neurobiology Research Branch del NIDA hanno identificato l’espressione di numerosi geni durante lo sviluppo di neuroni dopaminergici a partire da cellule staminali embrionali umane. Tali cellule racchiudono un fortissimo potenziale determinato dalla capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula, compresi i neuroni dopaminergici.
Conducendo esperimenti in laboratorio, i ricercatori hanno provocato una differenziazione cellulare e hanno utilizzato come marcatore della differenziazione una proteina presente sulla superficie delle nuove cellule, scoprendo che l’espressione dei geni contenuti nelle cellule differenziate era diversa rispetto a quella presente nelle cellule indifferenziate. In particolare, cinque dei geni espressi in maggior misura erano raggruppati in una piccola regione collocata alla fine del cromosoma 11. Tale regione contiene differenti geni, molti dei quali svolgono un ruolo importante rispetto alla dopamina, compresa l’espressione dell’enzima tiroxina idrossilasi implicata nella sintesi della dopamina, così come altri geni che regolano la differenziazione dei neuroni dopaminergici.
I risultati dello studio suggerirebbero quindi che la regione del cromosoma 11 sarebbe coinvolta nella regolazione del processo di differenziazione cellulare a partire dalla quale cellule indifferenziate si trasformano in precursori neuronali e neuroni dopaminergici. La comprensione delle caratteristiche dei neuroni dopaminergici potrebbe essere cruciale per mettere a punto nuove strategie terapeutiche e neuroprotettive.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: PLoS ONE
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Cocaina e anomalie strutturali del cervello: conseguenza o predisposizione? |
10-10-2008 Anomalie strutturali del cervello di persone con dipendenza da cocaina potrebbero essere spiegate in parte dall’uso di droga e in parte da una predisposizione genetica alla dipendenza da sostanze. Lo studio, pubblicato su Neuron di ottobre, riproduce la topografia cerebrale di tossicodipendenti e fornisce nuove prospettive sugli effetti della cocaina nei processi cognitivi e motivazionali mediati dal sistema neuronale.
Confrontando lo spessore della regione neocorticale e quella paralimbica in un gruppo di tossicodipendenti e in un gruppo di controllo, i ricercatori hanno scoperto che quattro delle diciotto strutture deputate alla regolazione della gratificazione e dell’attenzione sono significativamente più sottili nei tossicodipendenti. Un assottigliamento della corteccia risulta inoltre correlato a una limitata capacità di esprimere preferenze e prendere decisioni e una minore capacità di attenzione.
Le differenze di spessore della corteccia prefrontale dipendono dall’esposizione nel tempo all’uso di droghe, ma il dottor Breiter - coordinatore dello studio - ha osservato alcune differenze nella simmetria delle regioni corticali che suggerirebbero una predisposizione genetica all’uso di sostanze. Infatti, i ricercatori hanno riscontrato una simmetria alterata nell’emisfero destro/sinistro della corteccia frontale associata anche ad un’alterazione delle capacità di giudizio e decisionali.
In conclusione lo studio dimostrerebbe che modificazioni strutturali del cervello in persone con dipendenza da cocaina potrebbero essere state causate dall’esposizione alla droga, ma potrebbero anche essere il risultato di una pre-esistente vulnerabilità all’uso di sostanze.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Neuron
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Internet condiziona l’uso di sostanze psicoattive? |
08-10-2008 I video scaricabili su internet con “protagonisti” che assumono droghe incoraggerebbero i giovani spettatori a imitare tali comportamenti e a utilizzare droghe e alcol. Nel solo mese di agosto è stato stimato un accesso ai filmati in rete da parte di oltre 8,9 milioni di adolescenti.
Un’indagine on-line condotta da Office of National Drug Control Policy (USA) nel mese di giugno e appena pubblicata, ha osservato le abitudini in rete dei giovani adolescenti e i siti più frequentati e ne ha monitorato l’esposizione a contenuti riferiti alle sostanze d’abuso. Lo studio rivela che un ragazzo su venti che sta guardando video in rete, facilmente nell’arco temporale di un mese incapperà in uno o più filmati sulle droghe. Preoccupante inoltre l’età precoce di esposizione, infatti più di un terzo dei giovani esposti (35%) ha un’età inferiore ai 16 anni. I video scaricabili da internet mostrano spesso (nel 40% dei casi) riferimenti espliciti all’uso di droghe o a episodi di ubriacature.
L’età media di primo approccio a materiali pornografici tramite internet è di 11 anni, e il 9% degli adolescenti che utilizzano siti di social network affermano che qualcuno ha pubblicato in rete una loro foto imbarazzante senza permesso. Inoltre i genitori risultano spesso ignari di questo potenziale pericolo e dell’influenza che internet può esercitare sui giovani nel spingerli a sperimentare droghe e alcol, tant’è che l’uso di sostanze psicoattive non rientra nella lista delle principali preoccupazioni rispetto all’accesso a internet da parte dei propri figli.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Office of National Drug Control Policy
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Droghe e invecchiamento del cervello |
07-10-2008 L’utilizzo di sostanze d’abuso da parte della popolazione di mezza età (44 - 62 anni) rappresenta un aspetto poco approfondito dalla ricerca, perché fino a poco tempo fa le prevalenze d’uso corrispondenti a questo target erano molto ridotte. Tuttavia, l’invecchiamento della generazione americana dei “baby boomer” potrebbe condurre ad un aumento consistente dell’uso di sostanze illecite e di farmaci tra queste persone.
Uno studio condotto da Dowling G.J. del National Institute on Drug Abuse, pubblicato su Neuropsychopharmacology, si è proposto di analizzare gli effetti delle droghe sull’invecchiamento del cervello. Infatti, mentre è stato appurato che alcuni dei sistemi neuronali coinvolti nell’uso di droghe sono interessati dai processi di invecchiamento, non è ancora chiaro se questi cambiamenti riguardino anche la sensibilità alle droghe.
L’indagine dimostrerebbe che la suscettibilità alla tossicità di alcune droghe aumenterebbe con l’età. Gli effetti delle sostanze possono avere un impatto anche sui disturbi di salute che aumentano in prevalenza con l’età quali, ad esempio, disturbi cardiaci, renali, respiratori, diabete. Inoltre, considerato che al crescere dell’età il metabolismo è rallentato e lo smaltimento fisiologico delle sostanze si riduce, l’assunzione di farmaci e droghe può comportare serie conseguenze per la salute.
Attualmente esistono pochi strumenti diagnostici per individuare questa tipologia di consumatori, aggravando la difficoltà che i medici generici possono incontrare nel formulare tale diagnosi. Emerge quindi la necessità di sviluppare criteri di diagnosi e trattamenti terapeutici adeguati a questo specifico target.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: NIDA
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Alcol: influenze culturali sui consumi dei giovani |
02-10-2008 L’uso di alcol tra i giovani è un fenomeno molto diffuso che sembrerebbe fortemente influenzato dal contesto culturale in cui si colloca, piuttosto che da fattori quali l’età o il genere.
Un nuovo studio promosso da International Center for Alcohol Policies (ICAP) USA, ha individuato analogie sorprendenti sui comportamenti d’uso di alcolici da parte di giovani in differenti parti del mondo.
L’indagine ha coinvolto giovani provenienti da sette differenti stati, esaminando le motivazioni, le opinioni, le analogie e le differenze culturali in merito al “bere estremo”. Tra le analogie comuni a tutti i gruppi analizzati è emerso che spesso il primo approccio al consumo di alcolici avviene in famiglia durante particolari ricorrenze, in un contesto piacevole e di socializzazione. L’uso di alcolici è frequente soprattutto in occasioni mondane quali feste o eventi sportivi e nei locali di ritrovo, quali bar o pubs.
Fiona Measham, che ha coordinato l’indagine, afferma che troppi giovani ricercano intenzionalmente l’ubriacatura come una forma di “edonismo calcolato” influenzato da fattori strutturali e culturali legati ai differenti paesi di origine. Per questo motivo i ricercatori propongono una nuova terminologia, “extreme drinking” letteralmente “bere estremo”, per definire il fenomeno del consumo eccessivo di alcol tra i giovani Questa definizione non solo tiene conto della quantità di alcol assunta ma, soprattutto, degli atteggiamenti che sottostanno a comportamenti di consumo eccessivi e sfrenati.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: International Center for Alcohol Policies
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Sigarette light? Effetti neuronali come le sigarette normali |
01-10-2008 Le grandi industrie del tabacco da sempre pubblicizzano le sigarette “light” - con un contenuto inferiore di nicotina rispetto alle sigarette normali - come meno dannose per la salute dei fumatori. In realtà, un recente studio della University of California di Los Angeles dimostrerebbe che la quantità di nicotina che raggiunge il cervello è molto simile a quella delle sigarette normali.
L’indagine, pubblicata su International Journal of Neuropsychopharmacology e coordinata da Arthur Brody e dal suo gruppo di ricerca, ha evidenziato che le sigarette a basso contenuto di nicotina agiscono a livello neuronale come le sigarette normali, impegnando una percentuale significativa di recettori per la nicotina. Le sigarette light contengono 0,6 – 1 milligrammi di nicotina, mentre le sigarette normali ne contengono 1,2 – 1,4 milligrammi. I ricercatori hanno esteso l’analisi anche alle sigarette denicotizzate, con una percentuale minima di nicotina (0,05 mg), attualmente impiegate come possibile supporto nelle terapie per smettere di fumare.
Sono state utilizzate tecniche di neuro–imaging (PET) che hanno permesso di individuare la quantità di recettori per la nicotina impegnati in tre differenti situazioni: non fumo, fumo di sigaretta denicotizzata e fumo di sigaretta light. Le scansioni ottenute hanno permesso di stabilire che livelli bassi di nicotina sono sufficienti per attivare una percentuale ragguardevole di recettori per la nicotina. Infatti, il fumo di sigaretta denicotizzata coinvolge il 26% dei recettori, mentre una sigaretta light ne impegna il 79%.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: International Journal of Neuropsychopharmacology
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NIDA: scoperti 89 geni legati alla dipendenza |
29-09-2008 Dopo la prima sperimentazione di droga, i geni sarebbero responsabili di una maggior influenza sul rischio di sviluppare uno stato di dipendenza. Nell’ultimo decennio i ricercatori sono riusciti ad identificare meticolosamente un certo numero di geni corresponsabili della vulnerabilità alla dipendenza da sostanze psicoattive. Ma recentemente il dottor Gorge Uhl, che collabora con il NIDA nell’ambito del Intramural Research Program (IRP) in Maryland, utilizzando una tecnologia avanzata per l’identificazione dei geni associati alle malattie, ha legato 89 geni all’uso di droghe e alla dipendenza.
Utilizzando studi di associazione genomica (GWAS), i ricercatori sono stati in grado di confrontare migliaia di genomi umani e di stabilire associazioni tra varianti geniche in popolazioni di diversa etnia. I risultati dello studio, commenta Uhl, non sostengono che gli individui che presentano una o più varianti predisponenti siano destinati a sviluppare una dipendenza o ad utilizzare droghe. Lo stato di dipendenza è spiegato da molteplici fattori, differenti geni devono interagire con fattori ambientali per produrre la patologia. Nessun gene, considerato singolarmente, è in grado di provocare la dipendenza, ma l’effetto combinato può spiegarne la vulnerabilità.
I risultati dello studio ampliano notevolmente il contributo attribuito ai geni quali fattori di potenziale influenza d’uso di droga. I ricercatori ora dovranno dedicarsi ad analizzare come ciascuno degli 89 geni potrebbe influenzare la risposta alla droga. I primi risultati indicherebbero che molti dei geni identificati prenderebbero parte ai processi di formazione e trasformazione della memoria.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: NIDA
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Droga: nuovo trend in crescita di sieropositivi HIV |
26-09-2008 L’assunzione di droga per via iniettiva rappresenta una delle principali cause di trasmissione del virus HIV in tutto il mondo. Nell’ultimo decennio è cresciuta la percentuale di consumatori di droga per via iniettiva, al punto che la proporzione di sieropositivi per HIV in alcuni stati supera il 40%*. L’alta prevalenza dell’HIV nelle popolazioni di assuntori per via iniettiva rappresenta una reale sfida di carattere sanitario a livello mondiale.
Alla luce della crescente diffusione del virus HIV per via iniettiva, il dottor Bradley Mathers del National Drug and Alcohol Research Centre, Università di New South Wales, Sydney, Australia, e il suo gruppo di ricerca hanno coordinato un nuovo studio di prossima uscita su Lancet che si propone di quantificare il fenomeno. La rassegna sistematica identifica 148 paesi in cui è diffuso l’uso di droga per via iniettiva, rispetto all’ultima indagine condotta nel 1998 che ne aveva identificati 129; di questi 120 riferiscono la diffusione del virus HIV rispetto ai 103 precedenti. È stato possibile accertare le stime di prevalenza dell’uso di droga per via iniettiva solo in 61 stati, cui corrisponde il 77% della popolazione mondiale di età compresa tra i 15 – 64 anni.
Secondo tali stime 15,9 milioni di persone nel mondo assumerebbero droga per via iniettiva; la maggior concentrazione si è riscontrata in Cina, Stati Uniti e Russia, dove la prevalenza media di sieropositivi per HIV è, rispettivamente, del 12%, del 16% e del 37%. A livello mondiale, circa 3 milioni di persone sarebbero affette da HIV. Tuttavia, gli autori denunciano una penuria di dati soprattutto rispetto al continente africano, dove sussistono reali fattori di rischio per la trasmissione del virus. Inoltre, proseguono, la qualità e la quantità di dati disponibili a proposito è inadeguata augurandosi un maggior impegno nello studio di un fenomeno attuale e in espansione.
*Estonia 72,1%, Argentina 49,7%, Brasile 48%, Kenya 42,9%, Birmania 42,6%, Indonesia 42,5%, Tailandia 42,5%, Ucraina 41,8%, Nepal 41,4%.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: The Lancet
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Alcol e genetica |
24-09-2008 L’alcolismo è una sindrome patologica cronica di enorme impatto sulla salute in termini di mortalità e morbilità e di costi sociali, di cui sono affette 2 milioni di persone nel mondo. La comprensione delle basi genetiche dell’alcolismo rappresenta un passo cruciale per lo sviluppo di strategie di prevenzione e trattamenti terapeutici personalizzati. Per questo motivo è importante identificare i geni che predispongono all’alcolismo, i geni che mitigano le conseguenze dell’assunzione di alcol e la risposta fisiologica ai trattamenti, i meccanismi attraverso i quali i geni influenzano il comportamento e interagiscono con i fattori ambientali.
Lo studio proposto da Ducci e Goldman, del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism, e pubblicato su Addiction di settembre, affronta una rassegna dei differenti approcci scientifici adottati per lo studio delle basi genetiche dell’alcolismo. I fattori genetici sono responsabili di oltre il 50% della varianza della predisposizione all’alcolismo. I geni responsabili della cosiddetta predisposizione o suscettibilità genetica all’alcolismo agiscono a livello farmacocinetico e farmacodinamico, moderando la trasmissione neuronale del piacere, del controllo comportamentale e della capacità di recupero. Notevoli progressi sono stati compiuti negli ultimi anni impiegando tecniche di neuroimaging che permettono di studiare i meccanismi neuronali alla base delle emozioni, della gratificazione e del craving, oltre che collegare i geni alla trasmissione neuronale da cui derivano i comportamenti. Un altro aspetto fondamentale per la ricerca riguarda la comprensione dell’interazione tra geni e fattori ambientali, oltre che lo studio delle funzioni genomiche e dei meccanismi attraverso i quali le variazioni geniche influenzano le funzioni proteiche.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Addiction
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Sniffare droga può favorire il contagio da epatite C |
22-09-2008 L’epatite C è una delle patologie più diffuse negli Stati Uniti, causa di processi infiammatori acuti o cronici a carico del fegato. La trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con sangue infetto (scambiando siringhe o strumenti infetti), anche se una percentuale consistente di infezioni HCV (oltre il 20%) rimane inspiegata, specialmente tra soggetti che non utilizzano droghe iniettive.
Uno studio pubblicato su Clinical Infectious Diseases e coordinato da Sagiv Aaron dello St. Luke's–Roosevelt Institute for Health Sciences della Columbia University ipotizza che l’infezione avvenga per via intranasale condividendo dispositivi contaminati (cannucce, banconote o altri strumenti) impiegati per sniffare cocaina, eroina e altre droghe in polvere. Gli strumenti inseriti nella cavità nasale, deteriorata dall’uso cronico di droga, possono venire a contatto con mucose e sangue infetti, trasmettendo quindi il virus ad un altro utilizzatore che si serve degli stessi dispositivi.
L’indagine ha coinvolto consumatori di droga (assunzione per via intranasale) affetti da epatite C cronica, sottoposti a differenti esami volti a stabilire la presenza del virus nelle cavità nasali. In effetti, i risultati degli esami rivelano un’alta presenza di sangue (74%) e confermano la presenza del virus HCV (13%) nelle secrezioni nasali degli “sniffatori” cronici. Lo studio inoltre dimostra che particelle di sangue e HCV possono essere trasferite sulla superficie degli strumenti utilizzati per sniffare e che il virus sopravvive fino a 16 ore, anche se non è noto il quantitativo minimo necessario per la trasmissione.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Clinical Infectious Diseases
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Commissione Europea. An EU Drugs Action Plan for 2009 - 2012. |
19-09-2008 “In Europa si contano due milioni di persone con seri problemi di tossicodipendenza: è giunto il momento di sensibilizzare i gruppi vulnerabili, i giovani in particolare, sui rischi legati al consumo di droga" ha affermato il vicepresidente Jacques Barrot, presentando il nuovo piano d’azione in materia di politiche antidroga An EU Drugs Action Plan for 2009-2012. Il piano d'azione dell’Unione Europea in materia di lotta contro la droga prevede misure di ampio respiro intese a potenziare la cooperazione europea in materia di lotta alla narcocriminalità e ridurre le ripercussioni del consumo di stupefacenti. La Commissione intende promuovere un'alleanza europea tra enti governativi, servizi pubblici e organizzazioni di volontariato per intensificare la lotta al consumo di stupefacenti e ridurre i danni sociali causati dal fenomeno. La nuova programmazione prende le mosse a partire dalla valutazione della Commissione europea sul documento precedente (2005-2008), con il sostegno degli Stati membri, dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), di Europol e delle ONG europee. Cinque le priorità: ridurre la domanda di stupefacenti e sensibilizzare l'opinione pubblica, mobilitare i cittadini europei, ridurre la domanda di stupefacenti, migliorare la cooperazione internazionale, facilitare una maggiore comprensione del fenomeno droga. Tra i risultati raggiunti negli scorsi anni si rileva una riduzione dei decessi per droga e una minore diffusione dell'HIV per assunzione endovenosa. Nell'insieme, gli Stati membri hanno approntato una vasta gamma di azioni per contrastare il fenomeno, soprattutto in materia di prevenzione, trattamento, riduzione del danno e riabilitazione, nonché provvedimenti intesi a contrastare reati quali il narcotraffico e il riciclaggio di denaro sporco. Il piano d'azione dell'UE in materia di lotta contro la droga 2009 - 2012 sarà presentato al Consiglio e dovrebbe essere adottato entro fine anno. Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Commissione Europea
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